Vrsar, Orsera, Istria sito ufficiale del turismo di Orsera

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Bellezze naturali

Dalla costa adriatica fino alla pianura e al terreno leggermente collinare  nell’ hinterland, le bellezze naturali di Orsera e dei suoi dintorni sono fonte di ispirazione per i visitatori in cerca di riposo e di relax.

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SPORT, NATURA, ATTIVITA’

A Orsera s i pos sono prat icare una vasta gamma di sport e attività ricreative, dal tennis al calcio, pallavolo, pallacanestro fi no alle bocce ed al minigolf.

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Monumenti storico-culturali

Chiesa di Santa Fosca

Crkva-Sv.-FoškeL’arhitettura della chiesa si Santa Fosca, della prima metá del 17° secolo, ha caratteristiche rinascimentali con alcuni elemanti barocchi. La facciata con il portale rinascimentale é molto semplice. Accanto al portale si trovano due finestre con le inferriate. Il campanile, fino alla requisizione delle campane durante la prima e la seconda guerra mondiale, ne aveva due, una del 17° e l’ altra 18° secolo, fatte nelle fonderie di campane veneziane. Durante la prima gurra mondiale venne asportata la campana con la scritta OPUS CASTELLIS (opera di Castelli, del 18° secolo) della fonderia di campane veneziana appartenente alla famiglia Castelli. Al suo posto ne fu messa uno nuova fatta nella fonderia triestina ”Lapagna” nel 1922. quest’ ultima e l’ altra, antica del 17° secolo. Con decorazioni figurative (Santa Fosca, Madonna, Crocefisso) e con impressa la scritta in lingua latina : SANTA FVSCA VRSARIAE MDCLXXX (Santa Fosca di Orsera 1680), furono asportate dal campanile dagli Italiani, durante la seconda guerra mondiale. Esse peró, non vennero mai usate a scopi bellici ma, recuperate, vennero messe in funzione nel campanile della chiesa parrocchiale si San Martino, dove si trovano anche oggi. Oggi, nella ristruttuata si custodisce una collezione di oggetti sacri di notevole valore, come ad esempio il dipinto del Martirio di Santa Fosca del 17° secolo. Sono interessanti, inoltre , le lapidi sepolcrali con stemmi ed iscrizioni in lingua latina. Dinanzi all’ altre maggiore si trova il sepolcro del parroco orserese Luka Prodanić (Luca Prodanich), spentosi nel 1659. sulla lapide del suo sepolcro sono scolpiti i segni caratteristici degli ecclesiastici: il calice e l’ ostia.

Porta principale della cittadina

Glavna gradska vrataLa porta orientale, ossia quella principale di Orsera medievale, é adiacente alla chiesa di Santa Fosca. Nel corso dei secoli fu l’ entrata principale della cittadina fortificata che solanto nel 19° secolo si allargó fuori dalla cerchia delle antiche mura, dove fino ad allora c’ era solo qualche casa e qualche chiesetta isolata.
Questa porta romantica del 13° secolo con arco semicircolare meticolosamente scolpito, era dotata, in tempi remoti, di battenti in legno di quercia istiana rivestiti di ferro. Nella parte interna degli stipiti sono visibili due anelli, uno in pietra ed uno in ferro, sui quali poggiavano i battenti. Un tempo la porta era parta della cinta delle mura cittadine. Sopra la porta , dove sono visibili frammenti delle antiche mura, c’é una lapida con bassorillievo e una miniatura del leone di San Marco, simbolo della Repubblica di Venezia. Sul bassorilievo e formata di scudo con motivi floreali, é posto il leone di San Marco con il libro, attributo dell’ evangelista Marco, con le ali aparte e la coda bassa. Il leone tiene tra le zampe il libro chiuso, il che significa che fu scolpito in un tempo in cui la Repubblica di Venezia era in guerra. I leoni scolpiti in tempi di pace tenevano nelle zampe il libro aperto con la scritta in lingua latina: PAX TIBI MARCE EVANGELISTA MEUS (Pace a te Marco, evangelista min). Questo leone assomiglia a quelli veneziani del 14° secolo ed anche a quelli del 15° e 16° secolo, per cui é difficile datarlo. I primi leoni veneziani fecero la loro comparsa in Istra, sulle costruzioni pubbliche, alla fine del 13° ed all’ inizio del 14° secolo. Davanti alla porta, a sinistra, si trova l’ edificio della prima scuola elemetare di Orsera, del 19° secolo.

Vie e piazze

Ulice i trgoviNel passato, entro le mura cittadine sorsero vicoli tortuosi e piazzette intime. Nei vicoli sono conservati interessanti esempi d’ architettura abitativa con elementi in vari stili storici. Sono degne d’ attenzione le curiositá architettoniche delle antiche case: cortilli, cisterne, scale esterne, porte, finestre, balconi, camini. Dalla porta cittadina sale verso la parte alta di Orsera la Via della Porta cittadina (Gradska vrata), in cui si possono ammirare parecchie case antiche.

Nelle vicinanze della porta cittadina si trova una casa con due formose figure di donna murate sugli angoli alti della stessa. Essa si trova nella pittoresca via Pod voltom (Sotto la volta), catatterizzata da due volte. Le vie con volte sono caratteristiche dell’ architettura medievale. Il limitato spazio entro le mura cittadine dettó, indubbiamente, l’ uso razionale ed economico dello stesso.

Nella Via della Porta cittadina, sulla sinistra, c’é un’ antica casa della seconda metá del 18° secolo con caratteristiche barocco-rinascimentali. Sul suo portale éincisa la scritta IO PIETRO (voda) M POLLO F (ieri) F (ecit) ANNO D (omini) 1757 (Io Pietro Boico di fu Pollo fiero feci nell’ Anno del Signore 1757). Lungo la parte destra della via si troano alcune case antiche, mentre in via Casanova c’é un edificio anticho co piazzette in stile romantico. Durante gli scavi del canale per le tubatore idriche, effettuati nel 1963, in Via della Porta cittadina furono ritrovati fremmenti di ceramica dell’ etá del bronzo. Nel piazzale, nella parte alta dell’ antico nucleo di Orsera, si trovano la chiesa parrocchiale di San Martino ed il vetusto Castello, a suo tempo residenza estiva dei vescovi parentini nell’ epoca preistoria, al posto di quest’ ultimi c’ era un abitato fortificato a pianta rotonda appartenente agli Istri, antichi abitanti della panisola istriana.

Chiesa parrocchiale di San Martino

Župna-crkva-Sv.-MartinaUn tempo, lo spazio attualmente occupato dalla chiesa era attraversato dalle mura cittadine con la porta romanica. La costruzione dell’ edificio sacro ebbe una lunga durata.

La fondamenta furono gettate all’ inizio del 19° secolo (1804). Al tempo dell’ occupazione francese dell’ Istria (1805-1813), la costruzione continuó, per avere poi un lunga interruzione. Tra il 1927 ed il 1935 i lavori furono ripresi e la chiesa fu portata definitivamente e termine (al tempo del parroco Giuseppe Martinolli). Il 19 marzo 1935 fu consacrata dal vescovo parentino Trifone Pederzolli durante una solenne festa religiosa (il testo in lingua latina é conservato nella chiesa). Dinanzi alla chiesa dalla facciata con frontone triangolare si trova una scalinata. Sul portale c’é la scritta in lingua latina: VERE LOCUS ISTE SANCTUS EST (Questo luogo é davvero santo). Nell’ altra scritta, sulla facciata, sono citati la storia della chiesa, il papa Pio XI, il re d’ Italia Vittorio Emanuele ed il vescovo parentino Trifone Pederzolli. Il campanile é stato eretto nel 1991.

L’ interno della chiesa é a tre navate, divise l’ una dall’ altra da due file di quattro colonne in pietra. Sulle colonne sono impressi i nomi dei donatori. I capitelli hanno ornamenti floreali (palmette con volute), mentre nel presbiterio ci sono due archi con immagini sacre dipinte nel 1946 dal pittore rovignese Antonio Macchi, su ordinazione del sacerdote Francesco da Piran.

Nel primo arco vi sono rapprsentate immagini di vita di San Martino e Santa Fosca. Nell’ angolo sinistro San Martino taglia con la spada il mantello militare per donarne un pezzo ad un mendicante infreddolito. Nell’ angolo destro é raffigurato il martirio di Santa Fosca ed al centro c’é Cristo con le braccia aperte. Il tutto é completato dl testo in lingua latina:

SANCTI NOSTRI MARTINE ET FUSCA INTERCEDITE PRO NOBIS (Santi nostri Martino e Fosca, pregate per noi).

Nel secondo arco, tra motivi floreali sono raffigurati angeli ed agnelli, mentre al centro c’é il simbolo di Cristo, l Agnus Dei (Agnello di Dio). Sullo stesso é riportato il testo:

ECCE AGNUS DEI: ECCE QUI TOLLIT PECCATA MUNDI (Ecco l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo)

L’inventario artistico della chiesa é molto modesto. Il battistero in marmo nella navata sinistra é stato preso dall’ antica chiesa di San Martino, che un tempo si trovava nella piazza centrale di Orsera. E’ un vero peccato che dalla chiesa sia stata trafugata la statua lignea gotica della Madonna, del 14° secolo, che prima si trovava nella basilica romanica di Santa maria sita nel porto della cittadina. Adiacente alla chiesa é la canonica del 1935.

Il Castello, residenza estiva dei vescovi parentini

Ljetna-rezidencija-porečkih-biskupa-KaštelNelle adiacenze della chiesa parrocchiale é ubicato un monumentale palazzo semidiroccato, un tempo residenza estiva dei vescovi parentini. In quel punto strategico i vescovi avevano dapprima, nel 12° e 13° secolo, un modesto palazzo romanco, ampliato e ristrutturato nel corso dei secoli. L’ attuale palazzo, in effeti, sorse con la ristrutturazione dell’ antico castello romanico effettuata nel periodo dal 14° al 18° secolo. Nel complesso architettonico si possono osservare tracce di vari stili, dal romanico al barocco. Non bisogna dimenticare che il palazzo era fortificato, per cui negli antichi documenti viene citato con il nome di castrum (castello fortificato). Esso, infatti, era circodato da mura difansive con torri, di cui si sono conservate delle parti fino ad oggi. Oltre al palazzo si sono conservate anche due torri romaniche del 13° secolo e, nella meridionale, due sottili torri d’ osservazione quadrangolari con feritoie. Sulla facciata della torre sinistra c’é una meridiana, ossia u orologio solare.

Il palazzo disponeva di numerose stanze (residenza vescovile, stanze per gli ospiti e per il personale di servizio. Al pianterreno c’ erano il torchio ed il frantoio, per il vino e l’ olio, il forno, la cisterna dell’ acqua e la dispense per i prodotti agricoli (olio, vino, grano) che si raccoglievano nelle tenute vescovili nei dintorni di Orsera.

Nell’ ambito del palazzo c’ erano le stalle (i vescovi tenevano cavalli e musli sia a Parenzo che ad Orsera). Il palazzo era a residenza estiva e talvolta anche il rifugio dei vescovi. Durante particolari calamitá, come guerre o pestilenze, i vescovi parentini si rifugiavano ad Orsera. Cosí fece il vescovo Bonifacio nel 1299, in occasione dei tumulti scoppiati a Parenzo. Alcuni vescovi avveveno preso dimora fissa al Castello, come abbandonó l’ insalubre e malarica Parenzo per andare ad abitare ad Orsera (1632-1644), dove morí e fu anche sepolto. Altrettanto fece il vescovo Gianbattista de Giudice, che visse e morí al Castello orserese (1644-1666). All’ arrivo ed alla partenza del vescovo i suoi contadini dovevano transportare gratuitamente i suoi bagagli. In proposito, i un documento del 1577 si legge: ”Essi hanno l’ obbligo, inoltre, di trasportare gratuitamente i bagagli del signor vescovo quando arriva al castello e quando parte dallo stesso”.

Di tanto in tanto al Castello arrivavano personalitá ecclesiastiche e statali d’ alto rango in esso avevano luoga i sinodi degli ecclesiastici locali. Talvolta, alla presenza di prestigiose personalitá, i vescovi pubblicavano importanti atti. Le prime righe di un atto del vescovo Ottone, del 1288, sono del seguente tenore: ”ACTUM EST HOCH IN TUTTI CASTRI URSARIE” (Questo é stato fatto nella torre della fortezza di Orsera…).

Alla fine del 18° secolo (1778) la Repubblica di Venezia soppresse la contea ecclesiastica dei vescovi parentini ed il castello diventó proprietá di stato della repubblica marinara. Durante il periodo del pieno domino veneziano su Orsera (1778-1797), in esso soggiornava saltuariamente il provveditore veneziano (sindaco) del comune di San Lorenzo, a cui la cittadina venne annessa dopo la soppressione del potere ecclesiastico. Con ordinanza del governo centrale di Venezia del 1793, a Palma, provveditore di Sam Lorenzo, fu concesso di soggiornare ad Orsera per alcuni mesi all’ anno, per via del clima piú salubre, ed in tale occasione venne ordinato che il palazzo venisse restaurato.

Nel 19° secolo il palazzo divenne proprietá della famiglia nobile parentina De Vergottini.

Nel 20° secolo inizió la sua rovina ed oggi esso é un rudere che ha bisogno di essere restaurato.

Antica porta romanica

Stara-romanička-vrataA differenza della porta medievale principale (entrata est di Orsera), questa é di dimensioni minori, per cui la chamiamo piccola porta cittadina. Venne costruita nella seconda metá del 12° ed all’ inizio del 13° secolo, quando nelle cittadine istriane si costruiva e scolpita é composta di 13 blocchi di pietra. Un tempo era nel complesso delle mura cittadine.di quest’ antica porta si sono conservati fino ad oggi i due battenti in legno di quercia istriana, gli anelli di pietra a cui erano fissati ed i congegni di chiusura della stessa.

Sopra la porta c’é un fremmento delle mura cittadine ed una lapide con il leone di San Marco in bassorilievo, le cui caratteristiche artistiche sono simoli a quelle del leone della porta orientale, il che fa pensare che siano opera stesso autore. Similmente a quello della porta orientale, anche il leone della porta romanica tiene il libro chiuso tra le zampe,ha le ali aperte e la coda bassa. Scolpito nel periodo tra il 14° ed 16° secolo, fu portato ad Orsera da qualche altro luogo e posto sopra la picola porta cittadina attorno al 1778, quando l Repubblica di Venezia divenne padrona della zona. Accanto alla porta si trovano due sfere in ferro appartenute sicuramente alle navi inglesi, che all’ inizio del 19° secolo cannoneggiavano le cittadine istriane sotto occupazione napoleonica.

Chiesetta di Sant’ Antonio

Crkvica Sv. AntunaNelle vicinanze dell’ antica porta romanica é ubicata la chiesetta di Sant’ Antonio da Padova della seconda metá del 17° secolo. La facciata della chiesetta, in stile barocco-rinascimentale, é molto semplice. Sopra il portale sono incisi le iniziali I.O.B.C.F.F.C.E.L.E e l’ anno di costruzione, 1656. nelle adiacenze del portale, quadrato, ci sono due finestre con le inferriate e sopra lo stesso una finestrella circolare. Sul muro meridionale della chiesetta c’é una finestrella dalla forma di mezaluna. Sopra la facciata si erge un semplice campanile con la loggia per la campana, in cui fino allarequisizione per necessitá belliche, si trovava la piccolacampana del 1657 riccamente decorata (Sant’ Antonio, Madonna e santi). In cima al campanile ci sono una sfera di pietra ed una croce ferrea.

Davanti alla chiesetta c’é un portico formato da dieci colonne circolari portanti le volte ed il tetto ligneo. Simili costruzioni rappresentano un interessante motivo artistico-architettonico delle chiesette rustiche istriane costruite nel periodo dal 14°/15° al 19° secolo. In effetti, tali portici sono la continuazione dello spazio della chiesa in cui rimanevano coloro che non potevano entrare nel ristretto spazio della stessa, come pure coloro che erano sotto le armi. Sotto di essi, inoltre, i viandanti si riparavano dal sole e dalla pioggia e vi pernottavano talvolta coloro che trovavano le porte cittadine chiuse. In essi si svolgevano anche processi giudiziari e si cocludevano diversi afari.

L’ interno della chiesetta di Sant’ Antonio é stato ristrutturato; d’ estate in essa hanno luogo delle mostre. Sull’ altare ligneo veneziano in stile rinascimentale con elementi barocchi, si trova un quadro di Sant’ Antonio con i santi.

Mura e torri

L’originario abitato preistorico in cima al colle era cinto da semplici mura difensive.
Anche nel medio evo Orsera era cinta di murra e torri. Tra il XIII e il XVI secolo sono state edificate nuove mura di cinta. Frammenti delle mura di cinta si sono conservati fino ad oggi murati in alcuni edifici.

…nel porto

Lo spazio portuale fu edificato nel 19° secolo, quando vennero costruite parecchie case nel tratto tra l’ antico nucleo cittadino e la riva. Nella baia, comunque, la vita si svolge senza interruzioni sin dai tempi antichi. In alcuni documenti medievali la baia di Orsera era denominata ”Fabin”. Nel periodo dal 12° al 17° secolo in essa c’ erano le saline con i magazzini del sale di proprietá della Diocesi di Parenzo. Nel tratto di costa tra Fontane ed il Canale di Leme si estende la zona archeologica dell’ antica Roma. In molte localitá si trovano tracce accertate di ville rustiche romane, mentre lungo le rive della baia sono state rinvenute consistenti tracce di antichi edifici pubblici e privati romani. Il geografo italiano di Isola Pietro Coppo segnaló per primo la presenza di resti architettonici romani nella prima metá del 16° secolo, nella sua opera ”Del sito dell’ Istria” (Venezia, 1540). Delle rovine site nel porto di Orsera, Pietro Coppo scrisse: ”Su gran parte della riva… ci sonotracce di antici edifici, il che prova che un tempo qui era un gran numero di case”. All’ iniziodel nostro secolo l’ archeologo ceco Anton Gnirs (1875-1933) scrisse che antichi resti romani siti nel porto di Orsera, a causa dell’ affondamento della riva erano stati sommersi delle acque.

Chiesetta di San Giorgio

Dirmpetto al porto c’é l’ isoletto di San Giorgio su cui si trova l’ omonima chiesetta romanica con l’ abside, a pianta rettangolare, ristrutturata nel 1995. Alcuni storici presuppongono che l cittá romana di Ursaria (Orsera) si trovasse proprio su tale isolotto. La loro supposizione si basa sulla Tavola Peuntingeriana (copia di una carta romana del 3° o 4° secolo) su cui la cittadiná romana di Ursaria era segnata su un isolloto. Anche un anonimo geografo di ravenna del medioevo colloco la stessa cittadina su un isolotto. Sull’ isolotto di San Giorgio non é stata ancora effettuata alcuna ricerca archeologica.

Magazzini e necropoli romani

Alcuni decenni fa (1928), durante gli scavi eseguiti nel porto di Orsera sono venute alla luce le fondamenta di un grosso edificio della lunghezza di circa 70 metri. Secondo il parere degli archeologi, considerando che al tempo degli antichi Romani la cittadina era un centro commerciale di una certa importanza, potrebbe trattarsi dei resti di un antico magazzino romano. Quest’ ipotesi verrebbe confermata dalle attrezzature portuali romane visibili anche oggi, che proverebbero quando fossero state vive le ativitá comerciali nel porto orserese. Un tempo si potevano vedere anche i resti di un’ antica diga portuale romana.

Nella parte meridionale della penisola di Montracher, che chiude il porto a nord, sono state rinvenute tracce di una necropoli romana con un inventario funebre piú che modesto. Le ceneri dei defunti cremati venivano messe in delle giare che a loro volta venivano sotterrate.

Una decina di anni fa nel porto di Orsera venne estratto un cippo funerario del 2° secolo dedicato da un marito all’ amata moglie. Sullo stesso é inciso il testo in lingua latina : DIES MAMIBUS SECURAE CONIUGI DULCISSIMAE AURELIUS CRAESCES PECIT (Agli dei del focolare. Alla dolcissima moglie Secura Aurelio Craesces pose)…

Oggi il cippo si trova al Museo locale di Parenzo. Oltre ad esso, che rappresenta l’ unico monumento epigrafico di Orsera, nella cittadina sono stati ritrovati frammenti di antichi sarcofagi.

Resti di un’ antica basilica cristiana

Starokršćanska-bazilikaNelle vicinanze della basilica romanica di Santa Maria, in un cortile delimitato da mura di pietra si trovano i resti di un’ antica basilica cristiana del 4° seclo (fondamenta e frammenti di pavimento a mosaico), coperti da uno strato di terra e quindi inaccessibili al pubblico. Tali resti sono quando é rimasto di una delle piú antiche costruzioni cristiane dell’ Istria. I primi cristiani di Orsera (2° e 3° secolo) svolgevano i loro riti religiosi sicuramente in qualche edificio privato, finché in seguito al riconoscimento della libertá di culto della nuova riligione da parte dell’ imperatore Costatino il Grande (306-337), con l’ Editto di Milano del 313, non costruirono la basilica.

Nei mesi di agosto e settembre del 1935, l’ archeologo italiano Mario Mirabella Roberti restituí alla luce i resti dell’ antica basilica, la cui pianta rettangolare la rendeva simile alle prime opere architettoniche del cristianesimo. Della basilica facevano parte il battistero e l’ altro adiacente alla facciata occidentale e, dal 6° secolo in poi, anche l’ abside. Il pavimento era coperto da mosaici plicromi, conservatisi frammentariamente, di cui peró si puó immaginare l’ organicitá artistica. Essi sono decorati con mirabile iconografia cristiana antica, in cui predominano motivi floreali (foglie, serti, cestelli colmi d’ uva) e faunistici (pesci, pavoni, colombe), tra cui anche pesci delle acque istriane, il che fadedurre che sono opera di artisti nostrani. Nei mosaici, il cui campo centrale é composto di 73 circonferenze collegate tra loro da trecce, sono reppresentate simbolicamente le stagioni dell’ anno. Le loro caratteristiche artistiche il rendono simili a quelli della Basilica di Teodoro di Aquileia del 324.

Al tempodell’ arrivo degli Slavi (Croati) in Istria, all’ inizio del 7° secolo, la bisilica venne demolita ed una sua parte fu trasformata in oleificio per la torchiatura delle olive. Tra le rovine della stessa sono state rinvenute tegole ed altri reperti (monete, lucerne romane…).

Ad Orsera, oggi, non rimane altro da fare che riportare alla luce i mosaici dell’ antica basilica e renderli accessilibi ai turisti ed ai gitanti.

Basilica romanica di Santa Maria del mare

Romanička-bazilika-Sv.-Marije-od-MoraNel porto di Orsera si trova un interessantissimo monumento dell’ archittetura romanica dell’ Istria. La storia della basilica é lunga ed interessante. Al suo posto, un tempo, era ubicato un grosso edificio romano (forse una villa rustica). L’ originaria e modesta chiesa di Santa Maria fu eretta nel medioevo, nella seconda metá dell 8° secolo. Nel periodo dall’ 8° al 12° secolo fu ristrutturata parecchie volte, tanto che sulle sue pareti sono ancora visibili alcune tracce dei lavori eseguiti. L’ odierno aspetto artistico-archittonico della stessa é del 12° secolo, anche se in tempi piú recenti ha subito nuove ristrutturazioni (l’ultima nel 1969). La basilica, piuttosto monumentale (24,5 x 12,5 metri), ricorda per la sua architettura le antiche chiese cristiane. Lo storico d’ arte croato Ljubo Karaman (1881-1971) scrisse riguardo alla stessa: ”Ad Orsera c’é un’ ampia basilica romanica e tre navate poggianti su colonne, che ha conservato il suo effetto originale caratterizzato dalla semplicitá delle antiche chiese cristiane.”
La facciata della basilica é molto semplice; la stessa ha una sola finestra rotonda (oculus). Nella sua parte orientale c’é il campanile (un arco solo per la campana). In esso si trova una piccola campana del 1922, fatta nella fonderia triestina ” Lapagna”.

La semioscuritá dell’ interno produce un effetto suggestivo. I grossi archi romanici poggianti su colonne monolitiche dividono lo spazio sacro in tre navate.ad ogni lato ci sono tre colonne terminanti in capitelli in stile romanico decorati con motivi floreali (palmette), che nella parte interna inferiore sono rotondi, mentre nella parte superiore sono quadrati. In fondo alla parte orientale della chiesa lo spazio termina con tre absidi.

Il pavimento della chiesa non é quello originale; esso, infatti, é stato rialzato, per cui anche colonne sembrano corte, ed in tal modo é stata alterata l’ armonia romanica originaria del suo interno. Un tempo il pavimento era coperto da lapidi funerarie su cui erano incise scritte in lingua latina, di cui se n’é conservata una nel presbiterio. Nella chiesa sono state trovate parecchie lapidi. Il procuratore di un convento francescano, un certo Simone di Bosnia, vissuto nel 17° secolo, che nello spirito della filosofia cristiana aveva una veduta pessimistica della vita, fece incidere sulla lapide del suo sepolcro e di sua moglie il seguente testo in lingua latina:

SEPULCRUM.D. (omi) NI. SIMONIS BOSNENSIS,PRO (curi) TORIS. FRA (tr) VM ORDINIS. MINORUM.S (ancti). FRAN (cis) CI ET.VXORIS. EIVS. SIMONAE DOMVS. DI VITAE. LOCVS. MISERIAE. REFVGVIM. SVPERBIAE.
(Sepolcro del Signor Simone il Bosniaco, procuratore dell’ ordine minore dei Frati francescani e di sua moglie Simona. Casa della vita-luogo di sventure e rifugio della superbia).

Le pareti interne erano decorate da affreschi religiosi policromi dipinti nel 9° e 10° secolo. Nel 16° secolo un pittore del luogo dipinse nuovi affreschi sulle stesse pareti, di cui sono rimaste poche tracce visibili soprattutto sull’ abside maggiore (teste di santi). Un tempo nella basilica si conservava un ricco inventario artistico (sculture, dipinti…), mentre oggi essa é povera e vuota. La scultura lignea gotica della Madonna del 14 secolo appartenente alla basilica fu trafugata una ventina d’ anni fa dalla chiesa parrocchiale di San Martino di Orsera. Dalla basilica sono spariti anche i dipinti dei vecchi maestri veneziani, mentre si é riuscito e conservare solo quello della Madonna con i santi, firmato da Vitorio Jeralta.

Papa Alessandro III, soggiornando ad Orsera nel 1177 per tre giorni, durante un viaggio da Venezia ad Ancona, celebró la messa in questa basilica. Accanto alla stessa, un tempo, c’era anche il vecchio cimitero, le cui trace sono visibili lungo il muro settentrionale del cortile della costruzione sacra. Quello nuovo, ubicato al di fuori dell’ abitato orserese, accanto alla strada che porta e Fontane, é del 1900. Nel cortile della basilica, a destra del portale meridionale, si trova un antico blocco di pietra romano, decorato con ghirlande alle corna di teschi bovini. Ritrovato nel 1932 nelle vicinanze dell’ afrazione orserese di Valcanella, era stata certamente parte di una villa rustica del 12° e 13° secolo. Accanto alla basilica si trovano le rovine di un antico monastero, citato per la prima volta in documenti scritti del 12° secolo (1177) con il nome di Prioratum Sanctae Mariae, anche se non é del tutto certo che esistesse giá allora. Un dato piú certo alla sua esistenza é del 1227. i primi abitanti del monastero furono i monaci carmelitani (il cui nome deriva dal monte palestinese Karmal) che, perseguitati dai Turchi Selgiuchidi e dagli Arabi, raggiunsero l’ Europa attraverso Cipro e la Sicilia. I Carmelitani si stabilirono a Orsera alla fine dell’ inizio del 12° secolo e poi vi fondarono il loro monastero.

Essi vissero nel monastero, eccetto in alcuni periodi, fino alla metá del 14° secolo e poi nel 17° secolo, dal 1631 al 1660, quando lo stesso venne soppresso in seguito ad un contrasto con il vescovo parentino Gianbattista de Giudice attorno al diritto di proprietá della tenuta dei monaci, i quali durante un litigio uccisero suo nipote.

I Francescani ristrutturarono il vecchio edificio del monastero in stile barocco. Al pianterreno avevano il magazzino per i prodotti agricoli, il torchio per la produzione del vino ed il fratoio per le olive. Dopo che abbandonarono il monastero, questo fu trasformato per un certo periodo di tempo in seminario (fino al 1732). Fino ad oggi si é conservata la faciata dell’ edificio del 17° secolo.

Cave di pietra abbandonate

Napušteni-kamenolomiTra le curiositá di Orsera vano annoverate anche le antiche cave di pietra abbandonate. Da esse si estaeva dai tempi dell’ antica Roma fino ai giorni nostri . nelle vicinanze della basilica romanica di Santa Maria e sugli isolotti di fronte ad Orsera, ed in particolare in cima all’ isolotto di San Giorgio, sono visibili tracce di cave abbandonate.

Secondo alcuni atorici dell’ arte, la monumentale e monolitica cupola(10,76 metri di diametro, 230 tonnellate di peso) del mauseleo di Teodorico (493-526) a Ravenna, sarebbe stata costruita con la pietra praticamente staccata dalla cima del succitato isolotto. (Socondo il parere , invece, dell’ archeologo e storico dell’ arte Dr Ante Šonje, la cupola sarebbe stata estratta da una cava di pietra sita nella zona a sud di Parenzo). Anche sul colle Monte ricco (Gavranov vrh), ad est di Orsera, si trova una cava abbandonata, come pure sull’ altura a nord-est della cittadina, dalla quale sin dall’ antichita si estraeva l’ ottima pietra grigia ”surac”.

Le cave di pietra nei dintorni di Orsera e Rovigno vennero sfrutate soprattutto nel lungo periodo della dominazione veneziana in Istria (dal 13° al 18° secolo). L’ ottima pietra di Orsera era molto apprezzata nelle cittá italiane all’ epoca del rinascimento e del barocco. Essa venne usata soprattutto a Venezia per la costruzione di palazzi, ponti, chiese. Di tanto in tanto ad Orsera arrivavano scultori e costruttori italiani alla ricerca di pietra di ottima qualitá. I primi dati relativi all’ esportazione di pietra dall’ Orserese e Venezia sono del 14° secolo. Nel 1334 nella cittadina istriana soggiornó lo scultore veneziano Leonardo Tagliapietra. Anche lo scultore rinascimentale veronese Antonio Rizzo (1467-1498) soggiornó piú volte a Rovigno ed a Orsera durante il periodo della sua massima attivitá a Venezia. Egli lasció alla cittá lagunare le sue opere principali (opere al Palazzo Ducale, monumento sepolcrale al doge Trono…)

Secondo alcuni dati, della pietra orserese-rovignese si servivano anche noti scultori e costruttori fiorentini. Oggigiorno, nella cava di pietra riattivata di ”Montracher” durante i mesi estivi hanno luogo i corsi della scuola di scultura internazionale. Le opere che vi vengono realizzate a nobilitare gli spazi di Orsera.

Accanto alla strada che porta a Fontane é ubicato il cimitero orserese costruito nel 1900 dall’ imprenditore edile del luogo Celeste Gerometta. Nelle sue vicinanze e sita la residenza estiva ed atelier delloscultore Dušan Džamonja, nel cui cortile e nel cui vasto parco circostante sono eposte copie in miniatura dei monumenti dall’ artista, che ora si trovano in diverse parti del nostro paese ed anche all’ estero.